L’agroalimentare sannita e la mentalità: ecco i cinque errori più frequenti all’estero

francesca camerlengoE’ palese che il nostro Sannio abbia potenzialità uniche, risorse storiche, culturali, territoriali e produttive che nessun altro territorio può vantare. Avremmo quindi tutte le carte in regola per non temere confronti e intraprendere un percorso di sviluppo. In realtà non è così e lo sappiamo bene: occorre un cambiamento di rotta, non tanto e non solo dal punto di vista strutturale quanto da un punto di vista della mentalità imprenditoriale. Non servono solo strategie strutturate e risorse economiche, per avere successo all’estero le nostre aziende devono necessariamente cambiare impostazione mentale.

Ecco i cinque consueti errori (commessi più di frequente dalle nostre aziende) che impediscono alle nostre aziende di aprirsi ad una mentalità imprenditoriale dinamica e propedeutica per il successo all’estero.
1) Pochissima sinergia: le aziende sannite sono essenzialmente di piccole dimensioni e a conduzione familiare. Tradotto in termini di export vuol dire che spesso non si hanno le risorse (economiche, umane, produttive…) per affrontare un percorso di internazionalizzazione. Fare sinergia e iniziare a collaborare con altre aziende verso un obiettivo comune diventa essenziale. L’erba del vicino sembra sempre più verde e folta? Non importa, in momenti di crisi come questo e date le caratteristiche delle nostre PMI, bisogna mettere da parte diffidenza e antagonismo e costruire insieme un percorso di internazionalizzazione verso obiettivi comuni. Solo così si possono abbattere le spese ed investire sull’estero. Senza dimenticare che solitamente gli importatori ordinano grandi quantità di prodotti e quasi mai una singola azienda sannita è in grado di soddisfare grandi numeri produttivi.
2) Promozione, soldi spesi male: certo, il Made in Italy all’estero è un richiamo fortissimo. Ma non basta inserire sull’etichetta la bandiera italiana per vedere incrementare le vendite. Specialmente quando parliamo di food & beverage va sottolineato come ogni regione d’Italia abbia le sue tipicità ed eccellenze e il Sannio non è da meno ma bisogna investire sulla promozione quale passaggio propedeutico ed obbligatorio per entrare sui mercati esteri.
estero-agroalimentare3) L’alta qualità mi porterà lontano: assodato che da anni le nostre imprese hanno messo a punto e consolidato i sistemi produttivi e ottenuto una sempre maggiore qualità, c’è da dire che i consumatori esteri non sono ancora formati per riconoscerla. E’ una questione di conoscenza, di educazione al gusto e di anni di distorsione delle attività di comunicazione. Un esempio su tutti: all’estero il vino italiano viene riconosciuto come “Chianti, Amarone, Barolo, Prosecco” (solo per citarne alcuni), i mille altri vitigni autoctoni esistenti sul territorio italiano vengono pressoché ignorati.
4) Prezzi, non scendo di un centesimo: errore strettamente collegato al precedente. Solitamente l’imprenditore agricolo sannita pensa che il suo prodotto sia il migliore e che il duro lavoro quotidiano vada ricompensato con un prezzo degno. Discorso giusto in teoria, sbagliato in pratica, perché per entrare in nuovi mercati esteri bisogna fare un passo verso l’importatore/buyer che ci ha dato fiducia e dimostrare disponibilità concedendo qualche sconto. Del resto, anche per l’importatore è un rischio, i nostri prodotti potrebbero non piacere e restare invenduti.
5) Premi e denominazioni di origine: altro tasto dolente. E’ dura accettarlo ma all’estero premi, certificazioni e riconoscimenti non servono assolutamente a nulla. L’importatore straniero di solito non da nessuna importanza a questi aspetti, tantomeno alle varie denominazioni di origine che hanno una qualche importanza solo nel nostro paese.
I tempi sono cambiati, va osservato che alcune regioni d’Italia sono più dinamiche ed approcciano diversamente ai mercati esteri ; va fatto quindi uno sforzo comune di cambiamento e investimento per muovere l’economia sannita.
Per chi come me promuove all’estero eccellenze enogastronomiche di ogni parte d’Italia, sapere che i nostri vini e i nostri prodotti restano invenduti in azienda è un vero dispiacere.

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